Svizzera
"LA MAGGIOR PARTE DEI PARTENARIATI PUBBLICO-PRIVATI È PARASSITARIA"
Lo stato non deve limitarsi a salvare le imprese in difficoltà o a correggere gli errori del mercato: deve contribuire a orientare l'economia, stabilire obiettivi e pretendere qualcosa in cambio dei finanziamenti pubblici. È la tesi sostenuta da Mariana Mazzucato, economista di grido e docente a Londra, che in un'intervista alla Neue Zürcher Zeitung (NZZ) critica un modello capitalistico nel quale, a suo giudizio, i rischi vengono spesso scaricati sui contribuenti, mentre i profitti restano nelle mani dei privati."La maggior parte dei partenariati pubblico-privati è parassitaria anziché simbiotica: manca la reciprocità", afferma la 58enne di nazionalità italiana, statunitense e inglese. "Il mio compito di economista è dire ai governi: smettete di regalare semplicemente denaro! Stabilite degli obiettivi e strutturate la collaborazione tra stato e settore privato in modo che entrambi ne traggano beneficio".Le sue idee hanno attirato l'attenzione di personalità politiche di orientamenti diversi, da esponenti della sinistra al segretario di stato americano Marco Rubio, oltre che del defunto papa Francesco. Ieri la professoressa è intervenuta al Sustainable Switzerland Forum di Dübendorf (ZH), rilanciando la sua visione di un capitalismo nel quale l'intervento pubblico non si limiti a sostenere la crescita, ma contribuisca a determinarne la direzione."Non sono a favore né di uno stato grande né di uno stato piccolo: sono per uno stato intelligente", argomenta. Un'amministrazione pubblica capace non soltanto di correggere i fallimenti del mercato, ma anche di avviare nuovi processi economici, fissando obiettivi e utilizzando prestiti, agevolazioni fiscali, sussidi e appalti pubblici per stimolare l'innovazione.L'esempio storico è quello della missione Apollo, che portò allo sbarco dei primi esseri umani sulla Luna nel 1969. Per raggiungere quell'obiettivo, ricorda l'esperta, la Nasa dovette affrontare un'enorme quantità di problemi pratici, dall'abbigliamento degli astronauti ai sistemi per la depurazione dell'acqua. La ricerca pubblica contribuì allo sviluppo di tecnologie in numerosi comparti, dai semiconduttori ai sistemi di trattamento dell'acqua. Il punto, a suo avviso, è che lo stato non si limitò a finanziare singole aziende, ma indicò una meta precisa attorno alla quale mobilitare competenze e investimenti privati. "La cosa decisiva è che lo stato e le imprese creino insieme valore economico e ne condividano anche i rendimenti", sostiene.La differenza tra un sostegno efficace e uno privo di contropartite emerge, secondo l'economista, dagli interventi realizzati durante la pandemia di Covid. Nel Regno Unito, ricorda, la compagnia aerea EasyJet ricevette un prestito garantito dallo stato di circa 600 milioni di sterline (660 milioni di franchi al cambio attuale) senza condizioni significative. La Francia, invece, subordinò gli aiuti ad Air France all'impegno di ridurre le emissioni di CO2.Mazzucato precisa di non aver seguito nel dettaglio l'effettiva evoluzione delle emissioni della compagnia francese. A suo avviso, però, il punto centrale era la presenza di obblighi concreti nei contratti di sostegno. Il principio dovrebbe valere anche nelle crisi finanziarie: durante il salvataggio delle banche nel 2008, osserva, le risorse dei contribuenti avrebbero potuto essere utilizzate anche per trasformare i settori beneficiari degli aiuti.Lo stesso ragionamento riguarda l'industria automobilistica americana. Quando il governo di Barack Obama contribuì al salvataggio di Chrysler, l'ingresso di Fiat fu accompagnato da richieste di investimenti in nuove tecnologie, tra cui i sistemi di propulsione ibrida. "Perché lo stato dovrebbe salvare un'industria senza porre contemporaneamente condizioni per il suo futuro?", si domanda la professionista.Mazzucato distingue questa impostazione dalla politica industriale tradizionale, che a suo giudizio rischia di trasformarsi in una selezione delle aziende e dei comparti da favorire. Il problema non è decidere in anticipo quali settori debbano vincere la competizione globale, ma stabilire quale crescita si voglia realizzare e a vantaggio di chi. "Se vogliamo che sia sostenibile e che vada a beneficio di tutti, le imprese devono orientare le loro innovazioni verso questi obiettivi", afferma. Ciò può significare sviluppare sistemi di mobilità sostenibile o farmaci accessibili, con prezzi che tengano conto anche del contributo finanziario pubblico alla ricerca. (ICE BERNA)
Fonte notizia: swissinfo.ch
