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5 Ottobre 2026

Svizzera

PERCHÉ LA SVIZZERA NON ENTRA NELL’UNIONE EUROPEA

Invece di integrarsi nel blocco europeo, la Svizzera ha optato per una rete di accordi che regolano i suoi rapporti con Bruxelles. Finora questa via particolare ha funzionato, secondo l’opinione diffusa. Ma un successo duraturo non è garantito, già solo perché gli accordi devono essere rinnovati. I negoziati durano ormai da più di dieci anni.  Quando negli anni Novanta l’Austria e altri Stati discussero dell’ingresso nell’appena costituita Unione Europea (UE), questa possibilità fu presa in considerazione anche in Svizzera. Il primo grande passo verso l’UE sarebbe stato l’adesione allo Spazio Economico Europeo (SEE). Tuttavia, nel 1992 l’elettorato svizzero respinse questa opzione alle urne con una maggioranza risicata. Stefanie Walter, docente di relazioni internazionali ed economia politica all’Università di Zurigo, ricorda: ‘‘Fu un punto di svolta nelle relazioni tra la Svizzera e l’UE, perché il quesito referendario fu enormemente politicizzato. Quando in seguito si tentò di avviare il percorso verso l’adesione della Svizzera all’UE (con l’iniziativa “Sì all’Europa” nel 2001, ndt), la popolazione si espresse con un inequivocabile no alle urne’’. Il primo pacchetto di accordi fu sviluppato nel 1994, quando l’UE era ancora nella fase iniziale. Dieci anni dopo seguì il secondo pacchetto, che con gli accordi di Schengen e di Dublino armonizzò sostanzialmente le questioni relative alla migrazione e all’asilo: i cosiddetti “Accordi bilaterali II”. Da allora, la sovranità politica è uno dei principi guida della Svizzera nelle questioni europee. Pascal Sciarini, docente di politica comparata all’Università di Ginevra, afferma che a mantenere la Svizzera fuori dall’UE hanno contribuito sia alcune convinzioni istituzionali sia un’analisi economica utilitaristica. In Svizzera si fa spesso riferimento alla clausola di difesa reciproca dell’UE. L’articolo 42 paragrafo del Trattato sull’Unione Europea obbliga gli Stati membri a fornire aiuto e sostegno a uno Stato membro che venga aggredito.  Hayek ascriveva lo scetticismo della Svizzera verso una maggiore integrazione europea anche alla cultura politica. A suo avviso, le svizzere e gli svizzeri diffiderebbero di ogni eccessiva concentrazione di potere e non sarebbero particolarmente attratti dal culto della personalità.  Per gli ambienti sovranisti ed euroscettici, ad esempio nel Regno Unito, la Svizzera rappresenta un modello di successo: un Paese che è riuscito a preservare la propria indipendenza politica e, al tempo stesso, a ottenere l’accesso al mercato europeo. I fautori del progetto di integrazione europea, invece, rimproverano spesso alla Svizzera di beneficiare dei vantaggi del mercato interno senza assumersi pienamente gli obblighi degli Stati membri. Charles Grant, direttore del Centre for European Reform, non usa mezzi termini: ‘‘L’UE prova davvero una forte avversione per il modello svizzero’’. La condotta di Donald Trump alla Casa Bianca e il deterioramento delle relazioni transatlantiche hanno suonato un campanello d’allarme. I dazi statunitensi sulle esportazioni svizzere avrebbero dimostrato chiaramente alla Svizzera che il suo partner e mercato di sbocco più importante è l’UE, prosegue Sciarini. Lì risiedono i partner affidabili. L’adesione della Svizzera all’UE non è attualmente all’ordine del giorno politico e non avrebbe alcuna chance di essere approvata dal popolo. Per Pascal Sciarini non rappresenta una prospettiva realistica né a breve né a medio termine. Ritiene tuttavia che la situazione potrebbe cambiare qualora la Svizzera in futuro non fosse più in grado di difendere i propri interessi attraverso la via bilaterale. L’attuale fattore di incertezza è il futuro degli ‘‘Accordi bilaterali III’’. La loro approvazione deve superare diversi ostacoli politici e, quasi sicuramente, anche il verdetto delle urne. ‘‘In caso di rifiuto, le probabilità di un’adesione all’UE potrebbero paradossalmente aumentare, poiché per un Paese nel cuore dell’Europa diventerebbe sempre più difficile farsi valere in un contesto geopolitico ostile’’ afferma Stefanie Walter, che aggiunge: ‘‘Se la Svizzera non vuole far parte dell’UE, gli Accordi bilaterali III rappresentano l’opzione migliore’’.   (ICE BERNA)


Fonte notizia: SWI swissinfo.ch