Svizzera
VINI: STRATEGIA DELLA CONFEDERAZIONE NON PIACE A VITICOLTORI
Il consigliere federale Guy Parmelin ha incontrato ieri a Berna i rappresentanti del settore vinicolo e dei cantoni. Per far fronte alle difficoltà che sta attraversando la viticoltura svizzera, ha presentato loro la sua strategia, che consiste nell'adeguare le superfici viticole alla domanda, nel potenziare la promozione e le esportazioni e nell'adeguare le norme d'importazione. Oggi le associazioni dei viticoltori si sono dette deluse e preoccupate.Il capo del Dipartimento federale dell'economia, della formazione e della ricerca (DEFR) aveva riunito nell'agosto 2025 l'Unione svizzera dei contadini (USC), l'Interprofessione della vite e del vino svizzeri (IVVS), la Federazione svizzera dei viticoltori (Vignoble suisse), Swiss Wine Promotion (SWP), l'Associazione svizzera del commercio di vino (ASCV) e i Cantoni, per esaminare misure atte a sostenere il settore, ricorda la Confederazione in un comunicato.Una delle ipotesi prevedeva di vincolare la ripartizione del contingente doganale per il vino notificato all'Organizzazione mondiale del commercio (OMC), pari a 170 milioni di litri, all'acquisto e alla torchiatura di uva svizzera. Durante la consultazione, tuttavia, questa proposta non ha ottenuto una maggioranza favorevole. Da qui il nuovo approccio, che si basa su tre assi: ridimensionamento della superficie viticola, rafforzamento della promozione e delle esportazioni nonché modifica delle norme di importazione.Nello specifico si propone di prorogare i contributi per l'estirpazione volontaria al fine di adeguare le superfici alla domanda. Le esportazioni di vini svizzeri potrebbero inoltre beneficiare di risorse supplementari nell'ambito di futuri accordi commerciali. Infine, il contingente tariffario dell'OMC per il vino dovrebbe essere messo all'asta nell'ambito del pacchetto di ordinanze 2027.Secondo la Confederazione, queste misure mirano a sostenere la viticoltura svizzera e a valorizzare meglio i vini elvetici in Svizzera e all'estero. Il Consiglio federale dovrebbe avviare la consultazione pubblica in merito il prossimo gennaio.Vignoble suisse, IVVS e USC esprimono il loro "profondo rammarico" per l'abbandono del progetto di preferenza indigena all'importazione. "Ciò lascia la vitivinicoltura svizzera di fronte a sfide immense", hanno indicato oggi in un comunicato congiunto.Per quanto riguarda i tre assi presentati dal DEFR, le tre associazioni li considerano "un cerotto su una gamba di legno", che non consentono di rispondere allo squilibrio con cui si confronta la viticoltura svizzera.Anche l'Associazione svizzera viticoltori-vinificatori visibilmente indignata, rimprovera a Parmelin di aver "preso in giro i viticoltori". Il consigliere federale antepone gli interessi del commercio a quelli delle famiglie di viticoltori, sostiene l'associazione in un comunicato.Sulla stessa lunghezza d'onda si trova l'Interprofessione della vite e del vino del Vallese (IVV), espressasi al riguardo in un comunicato odierno.Deplora "una decisione priva di coraggio". "L'IVV si aspettava dalla Confederazione un gesto forte a favore delle sue viticoltrici e dei suoi viticoltori. Le soluzioni proposte dalla Confederazione dimostrano che essa non si è assunta le proprie responsabilità di fronte alla crisi attuale". (ICE BERNA)
Fonte notizia: awp/ats
