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22 Settembre 2026

Francia

AGLI INCONTRI DI FAVEROLLES (FORUM DE LA MODE), LE FEDERAZIONI FRANCESI E IT

Il 12 settembre, il Domaine des Oseraies ha ospitato per il secondo anno il Forum della moda. Il tradizionale appuntamento di fine estate degli ex allievi dell’Institut Français de la Mode, nella splendida tenuta che Sylvie e Didier Grumbach hanno trasformato in un rifugio dedicato alla trasmissione del sapere, alla creazione e al dialogo tra le generazioni della moda, si è trasformato, a partire dal 2025, in un’occasione di incontro tra gli operatori del settore. Quest’anno, l’idilliaca cornice rurale è stata anche il palcoscenico su cui sono emerse le principali preoccupazioni dell’industria. Le federazioni francesi e italiane della moda, del lusso e dell’industria tessile si sono infatti riunite per discutere le possibili alleanze tra gli operatori dei due Paesi cardine del lusso mondiale. I rappresentanti della Federazione dell’alta moda e della moda francese, di Sistema Moda Italia, di ConfindustriaModa, dell’Unione francese delle industrie della moda e dell’abbigliamento e delle Entreprises du patrimoine vivant hanno illustrato le sfide comuni. Dopo un decennio di crescita vertiginosa, negli ultimi due anni il settore del lusso ha conosciuto un brusco rallentamento. Un contesto che colpisce gli operatori francesi e italiani, leader globali del comparto, mentre alcuni recenti scandali sulle condizioni di subappalto hanno incrinato l’immagine dell’industria europea. In prima linea nell’analisi dell’impatto del calo di attività dei marchi europei e delle criticità con Confindustria Moda, Luca Sburlati, senza mai perdere il sorriso, è apparso particolarmente battagliero nel confronto con i suoi pari. E non ha eluso la questione dei recenti problemi produttivi."Bisogna essere chiari: non è solo un problema di costo del prodotto, che rappresenta tra il 10% e il 15% del prezzo di vendita. Quando il middle management viene incentivato in base a criteri che riducono il costo del lavoro, ci condanna tutti al fallimento. In quel caso i marchi costringono i fornitori a scegliere tra due opzioni: ottimizzare produttività ed efficienza investendo in tecnologia e innovazione, oppure cercare soluzioni alternative. E alcuni operatori italiani hanno optato per il “sottoscala” (cioè un laboratorio clandestino). Il tribunale di Milano ha cercato di contrastare questi modelli, non solo nella moda. Molte maison si sono dichiarate favorevoli al salario minimo. Ebbene, su questo punto la questione è abbastanza semplice: serve un contratto nazionale ovunque e bisogna porre fine ai contratti di prossimità". Al di là dell’assoluta priorità del rispetto dei diritti umani, è un fattore decisivo per la tenuta degli operatori francesi e italiani che producono in Italia. Secondo Luca Sburlati, i rischi reputazionali sono diventati cruciali, soprattutto sui mercati asiatici. Nel primo semestre, le esportazioni italiane sono calate del 25% verso la Corea del Sud e del 10% verso il Giappone. In un contesto di concorrenza internazionale sempre più aggressiva e con accessi ai mercati resi più complessi dagli equilibri geopolitici globali, francesi e italiani – storici “migliori nemici” – che comprensibilmente continuano a difendere le rispettive capacità industriali nella subfornitura del lusso sui propri territori, riconoscono dunque il loro interesse comune. Un approccio continentale è quindi al centro delle sfide franco-italiane. Riguarda in particolare il tema del saper fare, per evitare la scomparsa di questo valore aggiunto. Tra l’armonizzazione della responsabilità estesa del produttore, il passaporto digitale del prodotto (Digital Product Passport) e, naturalmente, il regolamento sull’ecodesign, non mancheranno i dossier sui quali andare avanti insieme a livello europeo per la coppia franco-italiana. (ICE PARIGI)


Fonte notizia: YP FashionNetwork Francia - 15.09.2026