Serbia
INFLAZIONE IN SERBIA ALL'1,9%, PERSISTONO PRESSIONI DI BASE
L'inflazione annuale in Serbia si è attestata all'1,9% a luglio, con un calo medio dei prezzi al consumo dello 0,2% rispetto a giugno, secondo i dati dell'Ufficio Statistico della Repubblica. Dietro questo dato contenuto si celano tuttavia pressioni inflazionistiche ancora significative: Bojan Stanić, assistente direttore del Settore di Analisi Strategiche, Servizi e Internazionalizzazione della Camera di Commercio Serba (PKS), ha spiegato a biznis.rs che il rallentamento è dovuto soprattutto al calo dei prezzi alimentari, in particolare frutta e verdura, favorito da una buona stagione agricola nella prima metà dell'anno — con gli alimenti non trasformati in calo del 12,9% su base annua e quelli trasformati del 2,5%. Poiché il cibo rappresenta circa il 40-50% del paniere di consumo serbo, a causa di uno standard di vita inferiore alla media europea, questo calo ha inciso in modo rilevante sull'inflazione complessiva, scesa al 2,7% a giugno e ulteriormente all'1,9% a luglio, secondo Stanić. L'inflazione di base, che esclude cibo, energia, alcol e tabacco, si è invece attestata al 4,5% su base annua a luglio (0,6% su base mensile), spinta soprattutto dall'aumento stagionale dei pacchetti turistici. Stanić ha evidenziato il divario tra questo dato e il tasso di interesse di riferimento (5,75%), segnalando che il rischio inflazionistico non è superato, e ha previsto che l'andamento dei prossimi mesi dipenderà dalla seconda parte della stagione agricola, dai prezzi energetici e dal consumo interno — quest'ultimo sostenuto anche da aumenti pre-elettorali di pensioni e stipendi. Pur attendendosi un rafforzamento delle pressioni inflazionistiche, Stanić non prevede una situazione fuori controllo come quella del 2022-2023, ipotizzando un'inflazione vicina al limite superiore dell'obiettivo della Banca Nazionale di Serbia (3±1,5%) piuttosto che al suo valore medio. La stessa Banca Nazionale prevede un'accelerazione a settembre, con l'inflazione che potrebbe avvicinarsi al 4%, per effetto della bassa base di confronto dell'anno precedente. A differenza del cibo, i prezzi dell'energia sono saliti dello 0,3% su base mensile e del 9,3% su base annua a luglio, trainati dai derivati del petrolio (+11,4% annuo). I dati dell'Ufficio Statistico mostrano inoltre forti rincari in diverse categorie: l'approvvigionamento idrico è aumentato del 21% in un anno, i pacchetti turistici del 23,2%, i servizi di telecomunicazione del 12,5%, gli affitti reali del 12,5%, l'elettricità del 9,6% e i servizi dentistici ambulatoriali del 10,5%, mentre le sigarette sono salite del 7,1% e la birra del 6,8%. Questo scenario di inflazione complessiva contenuta ma con pressioni di base persistenti potrebbe rappresentare un'opportunità per le aziende italiane attive nella produzione agricola avanzata, nelle energie rinnovabili e nei servizi a valore aggiunto, con possibilità di contribuire alla stabilizzazione economica del Paese. (ICE BELGRADO)
Fonte notizia: biznis.rs
