Serbia
APPELLO AL RISPARMIO IDRICO ED ENERGETICO
Il Primo Ministro serbo Đuro Macut, al termine della riunione del Centro per le Situazioni di Emergenza convocata per le alte temperature e il basso livello dei fiumi, ha dichiarato che la situazione nel Paese è al momento stabile, come riportato da N1. Durante l'incontro sono stati discussi il livello storicamente basso del Danubio e la sicurezza energetica: "È essenziale mantenere la stabilità del sistema energetico, che è completamente assicurata al momento, e garantire la funzionalità della navigazione sul Danubio, nonché il collegamento con il sistema di canali Danubio-Tisa-Danubio", ha affermato Macut, sottolineando il lavoro di monitoraggio in corso e rinnovando l'appello ai cittadini per un uso razionale di acqua ed elettricità, dato che il livello idrico incide sulla produzione delle centrali idroelettriche di Đerdap. Il premier ha precisato che al momento non sono previste misure coercitive, ma resta valida la raccomandazione a un uso responsabile delle risorse, soprattutto nei prossimi dieci giorni, fino al superamento dell'ondata di calore. Il caso serbo si inserisce in un quadro europeo più ampio, dove i bassi livelli dei fiumi minacciano centrali idroelettriche, nucleari e termiche: l'Ungheria ha sospeso l'operatività della centrale nucleare di Paks, mettendo fuori servizio 2.000 megawatt con ripercussioni sull'intero sistema elettrico continentale. Duško Aničić, Direttore Esecutivo per la Gestione e il Mercato presso Elektromreža Srbije, ha spiegato a RTS che la sfida maggiore si presenta la sera, quando l'assenza di produzione solare rende più difficile l'equilibrio tra consumo e produzione. Secondo Aničić, la Serbia si trova in una posizione migliore rispetto alla regione: il Paese importa poco elettricità — a differenza di Italia, Ungheria, Austria, parte della Germania e Croazia — e sta anzi pompando energia nel lago della centrale idroelettrica reversibile per utilizzarla nei picchi serali, avendo peraltro ricevuto richieste di aiuto energetico da Ungheria e Croazia nei giorni scorsi. Ungheria e Romania hanno intanto già attivato piani di interruzione per i grandi consumatori industriali che non riducono i consumi. Slavko Dimović, Direttore dell'Istituto per le Scienze Nucleari "Vinča", ha chiarito a RTS che lo spegnimento di un reattore come quello di Paks non comporta conseguenze per la sicurezza della popolazione, pur trattandosi di una procedura tecnicamente delicata che richiede da due a sette giorni per il riavvio; l'impatto, ha spiegato, è principalmente economico. Dimović ha inoltre illustrato l'evoluzione tecnologica del settore verso sistemi di raffreddamento chiuso (torri di raffreddamento), che riducono drasticamente il consumo d'acqua rispetto ai sistemi aperti, e verso i reattori di quarta generazione — che utilizzano sali fusi, metalli liquidi o gas pressurizzati — attesi per un uso commerciale nel prossimo decennio. Secondo Dimović, la Serbia potrebbe dotarsi di una propria centrale nucleare entro il 2040, con un sistema di raffreddamento chiuso analogo a quello del progetto Paks 2. La vicenda evidenzia la crescente rilevanza della gestione integrata di risorse energetiche e idriche in Serbia e nei Balcani, aprendo spazi di collaborazione per le imprese italiane attive in sistemi di raffreddamento efficienti, energie rinnovabili, tecnologie per il risparmio idrico e accumulo energetico. La prospettiva di una futura centrale nucleare serba nel 2040, unita all'interesse verso i reattori di quarta generazione, potrebbe inoltre offrire opportunità alle aziende italiane con competenze nel settore nucleare e nelle infrastrutture energetiche avanzate. (ICE BELGRADO)
Fonte notizia: biznis.rs
