Svizzera
ACQUA: "LA SVIZZERA È COLPEVOLMENTE IMPREPARATA", DICE ESPERTO
Mentre la siccità estrema ingiallisce i paesaggi e i livelli di laghi e fiumi toccano minimi storici, la Svizzera naviga a vista sulle proprie riserve idriche, senza sapere esattamente quanta acqua consuma e quanta ne rimanga. Lo denuncia l'idrologo Klaus Lanz, secondo cui il paese è colpevolmente impreparato ad affrontare la crisi in corso."La Svizzera è uno dei pochi paesi europei che non rileva quanto consuma e quanto può effettivamente utilizzare", afferma l'esperto in un'intervista al portale Watson. "Non conosciamo il nostro limite di sostenibilità. E questo è estremamente pericoloso". Il paese starebbe "vivendo a credito", prelevando molta più acqua di quanta se ne rigeneri. La crisi è sotto gli occhi di tutti: paesaggi gialli, boschi che seccano, livelli di laghi e fiumi estremamente bassi. A peggiorare le cose, l'aumento dei consumi per usi domestici, irrigazione agricola e raffreddamento, in un contesto di assenza di piogge. La rigenerazione delle falde è lenta - dopo il caldo del 2003 ci vollero anni per tornare ai livelli precedenti.La mancanza di monitoraggioLanz punta il dito contro l'assenza di rilevazioni: i deficit potrebbero essere quantificati, ma nessuno lo fa. Denuncia una prassi insostenibile: gli agricoltori irrigano i campi con acqua potabile, prelevando molte più risorse del solito. I livelli reali delle falde si sapranno forse solo a fine estate, quando potrebbe essere troppo tardi.Un retaggio culturaleLo studioso attribuisce parte della colpa a un retaggio culturale: la Svizzera si porta ancora dietro la metafora del Wasserschloss, il castello d'acqua inteso come serbatoio d'Europa, pensando di avere acqua in abbondanza - cosa non più vera da tempo. Nonostante episodi critici già nel 2003, 2011, 2018 e 2022, non sono mai stati presi sul serio, confidando nella presenza dei laghi. Ma solo circa il 2% del loro volume è utilizzabile senza danneggiare ecosistemi e infrastrutture.Il maggior consumo attuale è assorbito dall'agricoltura: enormi pompe e irrigatori bagnano ortaggi e campi di mais, attingendo in parte all'acquedotto pubblico destinato invece a famiglie e piccola industria. Molti comuni rurali cedono gran parte della loro acqua potabile per l'irrigazione. I cantoni concedono licenze di prelievo, ma i volumi effettivi non vengono misurati: se tutti prelevassero il massimo consentito contemporaneamente, si andrebbe verso un sovrasfruttamento insostenibile.Manca la volontà politicaSecondo Lanz la soluzione tecnica sarebbe semplice - contatori d'acqua a basso costo e software per dati in tempo reale - ma manca una base legale nazionale che obblighi a comunicare i consumi, richiesta dagli esperti da oltre dieci anni. Quando ha partecipato alla strategia idrica del Canton Berna, i rappresentanti agricoli si sono rifiutati di creare trasparenza sui prelievi, e il cantone non aveva gli strumenti per imporla.Politica federale bocciataLanz boccia senza appello l'attuale politica federale: la strategia di gestione delle acque avviata l'anno scorso dalla Confederazione sarebbe un esercizio di facciata, privo di nuove norme giuridiche o misure vincolanti. Chiede una legge nazionale che obblighi i cantoni a rendicontare i consumi, stabilisca priorità tra acqua potabile, agricoltura e industria (inclusa la refrigerazione dei data center) e affronti l'inquinamento: l'80% dell'acqua potabile svizzera dipende dalle falde, in larga parte inutilizzabili per pesticidi e nitrati.Prospettive futureLanz prevede conflitti crescenti sull'irrigazione agricola: il clima svizzero attuale è ormai simile a quello dell'Italia centrale, e non si può continuare a fare agricoltura come negli anni Sessanta. Servono nuovi sistemi, colture più resistenti e una politica dei sussidi che incentivi la transizione. Ai cittadini suggerisce cisterne per l'acqua piovana, ribadendo però che la responsabilità ultima è della politica.Le pressioni internazionali Riguardo alle richieste di Italia e Francia di ricevere più acqua, Lanz è critico: se la Svizzera dovesse cederne, dovrebbe insistere per un uso efficiente. L'Italia ha un sistema di irrigazione agricola molto inefficiente, per cui l'acqua svizzera sarebbe "una goccia nel mare"; la Francia chiede più portata nel Rodano per raffreddare la centrale nucleare di Bugey, mentre la Svizzera è costretta a chiudere i propri impianti atomici. Non è accettabile, conclude Lanz, che questi paesi chiedano più acqua senza riflettere sul proprio utilizzo idrico a valle. (ICE BERNA)
Fonte notizia: awp/ats
