Svizzera
DATA CENTER IA: LA SVIZZERA SCOMMETTE SU CHIP PIÙ FREDDI E CALORE RICICLATO
Il boom mondiale dei data center legati all'intelligenza artificiale sta imponendo un ripensamento radicale dei sistemi di raffreddamento, tradizionalmente basati su grandi volumi d'aria fredda. Oggi i server dedicati all'IA concentrano una potenza di calcolo senza precedenti, generando molto più calore rispetto ai sistemi tradizionali, il che sta spingendo il settore verso il raffreddamento a liquido, più efficace nel trasferire calore. In Svizzera, la start-up di Losanna Corintis collabora con il Politecnico federale di Losanna (EPFL) per sviluppare sistemi di raffreddamento diretto dei chip che seguono la specifica "impronta termica" di ciascun processore, invece di applicare soluzioni uniformi. Secondo il CEO Remco van Erp, questo approccio può ridurre di circa il 20% l'elettricità necessaria agli impianti di refrigerazione. La start-up, che collabora con diverse grandi aziende tecnologiche (Microsoft è l'unica citata pubblicamente), punta a implementazioni su larga scala dal 2027. Il secondo fronte di ricerca riguarda il riutilizzo del calore di scarto. Il progetto Heating Bits dell'EPFL, guidato dal professor Mario Paolone, estrae calore dai chip a temperature più elevate (70-75°C) rispetto agli standard attuali, rendendolo più facile da reimpiegare: in inverno alimenta la rete di teleriscaldamento del campus, in estate viene riconvertito in elettricità tramite un ciclo Rankine organico. Il contesto è quello di una domanda energetica in forte crescita: secondo l'Agenzia internazionale dell'energia i data center rappresentano oggi circa l'1,5% del consumo mondiale di elettricità, quota che salirà a quasi il 3% entro il 2030, mentre l'impronta idrica del settore è destinata a raddoppiare secondo un recente studio ONU. Questo ha già alimentato opposizione locale ai data center, con lo Stato di New York che ha introdotto la prima moratoria negli USA sulla costruzione di nuovi grandi impianti. Esperti indipendenti, come il ricercatore statunitense Jonathan Koomey e il professor Shaolei Ren (UC Riverside), invitano però alla cautela: il raffreddamento dei chip è solo metà del problema, perché il consumo idrico complessivo dipende anche dagli impianti dell'edificio e può variare enormemente da un data center all'altro. Inoltre, avvertono, i guadagni di efficienza rischiano di essere vanificati dalla crescita esplosiva della domanda di potenza di calcolo per l'IA, alimentata dal continuo lancio di modelli sempre più potenti a costi decrescenti. (ICE BERNA)
Fonte notizia: swissinfo.ch
