Giappone
LA MAESTRIA DEL FARE: MICHELE DE LUCCHI RACCONTA il dialogo tra Italia e Giappone
Michele De Lucchi (74 anni), uno dei più importanti architetti italiani, sta ampliando il proprio campo di attività in Giappone.Ad agosto inizieranno i lavori di costruzione del campus della scuola media e superiore della prestigiosa istituzione britannica “North London Collegiate School Kobe (https://nlcskobe.jp/ja/)”, progettato da De Lucchi sul Monte Rokko a Kobe. Inoltre, quest’anno viene presentata per la prima volta in Giappone la collezione completa di "Produzione Privata" (https://produzioneprivata.com), il marchio di interior design fondato nel 1990 da De Lucchi insieme a sua moglie, l’architetta Sibylle Kicherer. La collezione è attualmente esposta nel loro showroom a Nishi-Azabu, Tokyo.Secondo De Lucchi, Italia e Giappone condividono tre elementi fondamentali. Il primo riguarda la filosofia della creazione degli oggetti e la sensibilità estetica.In Italia, come simboleggiato dal Rinascimento, da secoli si cerca una bellezza perfetta e senza tempo. In Giappone, invece, la bellezza viene spesso individuata nella transitorietà e negli elementi unici e irripetibili, come espresso dal concetto di “wabi-sabi”. A prima vista queste due visioni possono sembrare opposte, ma secondo De Lucchi esiste un punto in comune: entrambi i Paesi attribuiscono valore alla bellezza che cresce e si arricchisce attraverso l’uso e il passare del tempo. Il secondo elemento comune è l’attenzione verso la maestria artigiana e il lavoro manuale. De Lucchi sostiene che le opere nate dalla sensibilità umana siano indispensabili in un’epoca dominata dall'intelligenza artificiale e dalla ricerca dell'efficienza. Il terzo elemento riguarda il modo di pensare agli oggetti e il significato che essi conferiscono agli spazi.De Lucchi condivide l’idea che «negli oggetti risieda un’anima» e che «questa anima nasca dalla sensibilità di chi li crea e di chi li utilizza». Produzione Privata rappresenta anche uno spazio attraverso cui esprimere la propria visione artistica. Secondo De Lucchi, la differenza tra architettura e arte risiede nella «prospettiva». «In entrambi i casi l'atto della progettazione è lo stesso, ma l'artista esprime se stesso. L'architetto invece esprime la propria creatività pensando alle persone che utilizzeranno ciò che ha progettato. Io affido la mia sensibilità artistica agli artigiani e progetto affinché il loro lavoro possa continuare nel tempo. Sono gli artigiani a realizzare le opere». In una società sempre più aperta a diversi modi di pensare, De Lucchi afferma: «Non la superiorità delle macchine, ma la tutela della maestria artigiana è ciò che oggi rappresenta davvero l’avanguardia». Il suo desiderio è che le persone possano percepire il valore profondo trasmesso attraverso le sue opere. (ICE TOKYO)
Fonte notizia: Yomiuri Shimbun, 29 lug 2026
