Svizzera
MESE DI GIUGNO DECISIVO PER BANCHE CENTRALI
Mentre la guerra in Medio Oriente si protrae e i prezzi del petrolio restano elevati, le principali banche centrali del mondo, tra cui la BNS, renderanno note le loro decisioni di politica monetaria. Strette tra un'inflazione che accelera e una crescita in difficoltà, avranno non poche difficoltà a decidere."Arriviamo a metà anno con un primo semestre caratterizzato da forti tensioni. Le riunioni (delle banche centrali) di giugno saranno assolutamente determinanti", afferma Mabrouk Chetouane, responsabile della strategia globale dei mercati presso Natixis Investment Managers.L'11 giugno, la Banca centrale europea (BCE) aprirà infatti le danze degli annunci sui tassi di riferimento in un contesto congiunturale delicato.L'inflazione nell'area dell'euro ha raggiunto il 3,2% a maggio su base annua, trainata dall'impennata dei prezzi dell'energia, mentre il prodotto interno lordo (PIL) è diminuito dello 0,2% nel primo trimestre, secondo una stima rivista."La BCE cederà probabilmente alle sirene dell'inflazione e soddisferà le aspettative del mercato aumentando i tassi a giugno di 25 punti base (pb)", ritiene Romain Aumond, macroeconomista e stratega di Natixis Investment Managers.In un contesto in cui la domanda interna europea risente in modo significativo dello shock energetico, "è poco probabile che l'istituzione persista nella sua politica monetaria restrittiva nel corso dell'anno. Potremmo quindi assistere a un aumento del tasso di riferimento accompagnato da un discorso accomodante di Christine Lagarde", la presidente della BCE, ha aggiunto Aumond.Da parte sua Arthur Jurus, direttore degli investimenti di Oddo BHF Svizzera, si aspetta lo status quo monetario della BCE a giugno, aggiungendo che "il mercato prevede per il futuro tre aumenti dei tassi di riferimento di 25 pb" ciascuno. "La BCE è sempre più confrontata con un dilemma stagflazionistico tra una crescita debole e pressioni persistenti sui prezzi", ritiene l'esperto della banca franco-tedesca.La Federal Reserve (Fed) seguirà con il suo annuncio il 17 giugno, e gli specialisti ritengono che dovrebbe astenersi dal modificare i tassi di riferimento. "La Fed è stretta in una morsa tra un'inflazione persistente e un'economia che rallenta", avverte Jurus.Anche l'arrivo di Kevin Warsh alla guida dell'istituto di emissione sarà seguito con grande attenzione. Questo ex falco è sotto pressione da parte del presidente statunitense Donald Trump per abbassare i tassi. "Kevin Warsh non dispone di un sostegno sufficiente all'interno del comitato (di politica monetaria, FOMC) per imporre un allentamento monetario. La politica monetaria americana è destinata allo status quo a giugno", sottolinea l'esperto di Oddo BHF."Tagli dei tassi potrebbero eventualmente intervenire entro settembre, o almeno nella seconda metà dell'anno, una volta che si saranno placate le acque della crisi iraniana", aggiunge Aumond.Di fronte alle tensioni inflazionistiche all'estero, la Banca nazionale svizzera (BNS) si trova in una situazione confortevole. A maggio l'inflazione ha raggiunto lo 0,6% su base annua. Anche se si tratta di una forte accelerazione rispetto a marzo (0,3%), l'aumento dei prezzi rientra nettamente nella fascia dello 0%-2% difesa dall'istituto di emissione elvetico."L'apprezzamento del franco ha costituito uno scudo naturale contro l'aumento dei prezzi dell'energia" in Svizzera, ricorda Mabrouk Chetouane. In questo contesto di debole inflazione elvetica, "sembra piuttosto complicato per la BNS aumentare i tassi di riferimento, ma interverrà sul mercato dei cambi" per evitare un apprezzamento eccessivo del franco.Secondo Jurus, "la BNS deve dare prova di prudenza: un apprezzamento incontrollato del franco rischia di far precipitare l'inflazione importata in territorio negativo. Dovrebbe quindi mantenere lo status quo monetario nel 2026".Per agire, la banca centrale svizzera dovrebbe "probabilmente constatare un'inflazione stabilmente superiore all'1% o chiari segnali di un andamento al rialzo" dei prezzi, aggiunge. Secondo le sue stime, l'inflazione in Svizzera dovrebbe attestarsi allo 0,6% quest'anno e all'1% nel 2027.Per la zona euro, l'esperto prevede un tasso di inflazione del 2,8% quest'anno e dell'1,7% il prossimo. Per quanto riguarda gli Stati Uniti, i prezzi al consumo (CPI) dovrebbero attestarsi rispettivamente al 3,6% e al 2,3%. (ICE BERNA)
Fonte notizia: awp/ats/ans
