Svizzera
INTERESSI NEGATIVI? "NON C'È ALCUNA GIUSTIFICAZIONE AL MOMENTO"
Attualmente non vi sono motivi validi per reintrodurre i tassi d’interesse negativi in Svizzera. A sostenerlo è Ernst Baltensperger, tra i principali esperti elvetici di politica monetaria. In un’intervista alla Neue Zürcher Zeitung (NZZ), il professore emerito dell’Università di Berna afferma: “Comprendo le scelte dell’attuale direzione della Banca nazionale svizzera (BNS): l’inflazione è bassa, il franco è forte. Tuttavia, sarei stato più cauto con il taglio dei tassi: lo 0,5% è già molto basso”.Secondo l’economista, l’attuale bassa inflazione si spiega con il calo del prezzo del petrolio e l’apprezzamento del franco, fattori che però non indicano una dinamica deflazionistica duratura. “Il prezzo del petrolio non scenderà per sempre, e lo stesso vale per il tasso di cambio: cresce nominalmente a causa dell’inflazione più alta all’estero. Un piccolo apprezzamento reale non genera necessariamente deflazione”.A suo avviso, “si sta reagendo in modo troppo ansioso. Ogni lieve calo dei prezzi non va interpretato come l’inizio di una spirale deflazionistica”. Baltensperger ricorda che in passato la Svizzera ha sperimentato brevi fasi di inflazione negativa senza danni all’economia reale, che è rimasta più solida rispetto ad altri Paesi con rincari costanti. “In un contesto di politica monetaria stabile, le aspettative d’inflazione restano ancorate”, afferma.Finché l’inflazione resta nel range 0–2%, “non è necessario intervenire, anche se si registrano temporanee deviazioni”, precisa Baltensperger, che ha insegnato anche alla Ohio State University, a Heidelberg e a San Gallo.Sui tassi negativi applicati tra il 2015 e il 2022, lo studioso è chiaro: “Non sono stati un errore. Furono una risposta sensata alla politica delle banche centrali maggiori, che avevano portato i tassi a zero o sotto zero. La BNS non poteva isolarsi: mantenere un tasso guida sopra quello della BCE avrebbe causato un forte apprezzamento del franco e un calo dei prezzi”.Oggi, però, il contesto è mutato: “Negli USA il tasso guida è ancora sopra il 4%, nella zona euro sopra il 2%. Anche se si riducessero leggermente, non torneranno a zero nel breve termine. Non vedo alcuna giustificazione per tassi negativi in Svizzera, se non in casi eccezionali e solo temporaneamente”.Autore di un volume sul franco, Baltensperger difende la forza della valuta svizzera: “Ha portato più benefici che svantaggi. È vero, una moneta forte può complicare le esportazioni, ma nel complesso la Svizzera ha avuto una crescita economica reale superiore ad altri Paesi. La forza del franco non ha indebolito la nostra base industriale come si teme spesso”.L’economista esprime anche forti riserve sull’euro, definendolo “un progetto con difetti strutturali: una moneta comune senza una politica fiscale comune, in una struttura a metà tra confederazione e stato federale. I fatti lo hanno dimostrato”.Baltensperger si mostra infine scettico sui nuovi accordi tra Svizzera e Unione Europea. Pur non essendo contrario ai legami contrattuali con l’UE, mette in guardia: “Il prezzo politico è troppo alto. L’accesso al mercato unico ha valore, ma non così tanto come si dice. Anche senza questi accordi possiamo esportare”.A suo giudizio, gli accordi UE incidono sulla democrazia diretta svizzera: “Il diritto di referendum resterebbe, ma sarebbe fortemente limitato nei contenuti, poiché non potremmo più votare con piena libertà”. (ICE BERNA)
Fonte notizia: awp/ats
