Svizzera
ECONOMIESUISSE: "L'INCERTEZZA FRENA LA CRESCITA"
L'economia svizzera risente delle incertezze geopolitiche e continua a crescere al di sotto del proprio potenziale. Economiesuisse prevede un'espansione moderata del prodotto interno lordo: +1,0% nel 2026, confermando la stima di dicembre, e +1,2% nel 2027. L'inflazione dovrebbe attestarsi allo 0,8% quest'anno e all'1,0% nei dodici mesi successivi.I conflitti in Ucraina e in Medio Oriente continuano a pesare sull'economia mondiale. Petrolio più caro, maggiori costi di trasporto e nuove difficoltà di approvvigionamento stanno facendo aumentare i prezzi di numerosi prodotti. Anche l'introduzione di servizi di intelligenza artificiale diventa più onerosa, a causa del rincaro di hardware ed energia, contribuendo alla risalita dell'inflazione in molti paesi.Negli Stati Uniti e nell'Unione europea si delinea uno scenario che ricorda quello seguito all'invasione russa dell'Ucraina, quando l'aumento dei prezzi energetici spinse l'inflazione verso il 10%. Economiesuisse non si attende però un'impennata altrettanto violenta, poiché molti paesi hanno ridotto almeno in parte la dipendenza dall'energia proveniente dalle aree di conflitto. Più a lungo dureranno i problemi di transito nello Stretto di Hormuz, maggiore sarà tuttavia la pressione sui prezzi, soprattutto in Asia.In Svizzera l'inflazione dovrebbe rimanere nettamente più contenuta rispetto all'estero. Il franco forte limita il rincaro importato, l'economia è diventata più efficiente dal profilo energetico e i prezzi interni di energia e generi alimentari sono già molto elevati.Preoccupano anche la politica doganale degli Stati Uniti, le misure protezionistiche e le sovvenzioni adottate da numerosi paesi. Per le imprese esportatrici permane l'incertezza sulle condizioni quadro, anche se molte aziende hanno imparato a gestire meglio queste situazioni e proseguono la diversificazione internazionale.Nonostante la cautela dei consumatori e il rincaro energetico, l'economia mondiale si mostra sorprendentemente resiliente. A sostenerla sono gli stimoli fiscali, la maggiore spesa pubblica anche per programmi di armamento, gli investimenti in centri di calcolo e applicazioni di IA, il recupero degli investimenti di sostituzione e il rifornimento delle scorte.L'industria svizzera delle esportazioni resta sotto pressione, con forti differenze tra i settori. Tessile, orologeria e industria alimentare prevedono un ulteriore calo dell'export. Nel comparto tecnologico si intravede una stabilizzazione nel 2026 e l'elevato volume degli ordini indica che le esportazioni MEM potrebbero tornare a crescere nel 2027. Farmaceutica e prodotti medici continuano a prospettare una crescita solida. Nei servizi, la situazione in Medio Oriente penalizza soprattutto il turismo, mentre banche, assicurazioni e commercio all'ingrosso dovrebbero aumentare le esportazioni sia quest'anno sia il prossimo.A fronte di un motore esterno debole, l'economia orientata al mercato interno rimane stabile. Il potere d'acquisto resta complessivamente elevato, sebbene la crescita dei salari reali sia in parte frenata dall'inflazione. Anche l'immigrazione netta, prevista ancora sostenuta nel 2026 e nel 2027, sostiene la domanda interna. Sanità, telecomunicazioni, informatica, commercio al dettaglio, trasporti, immobiliare, consulenza, banche e assicurazioni nazionali prevedono un andamento positivo. Rimane invece strutturalmente difficile la situazione nei media, nella stampa e nell'editoria.I consumi privati e pubblici continueranno a essere un importante pilastro della crescita, con aumenti compresi tra l'1% e l'1,5% nel 2026 e nel 2027. Molte imprese continuano inoltre a investire in Svizzera, soprattutto in attrezzature e nell'edilizia commerciale. Le costruzioni sono sostenute dalla realizzazione di abitazioni e dagli investimenti pubblici. Nel complesso, il settore dovrebbe crescere di oltre l'1% e gli investimenti in beni di equipaggiamento di circa il 3% sia quest'anno sia il prossimo. Le esportazioni dovrebbero invece diminuire leggermente nel 2026 e ristagnare nel 2027.Infine, la fase in cui un numero crescente di imprese giudicava eccessivo il proprio organico sta gradualmente terminando. Nel 2027, le aziende che prevedono di aumentare il personale saranno circa tante quante quelle che intendono ridurlo. Il mercato del lavoro rimarrà quindi sostanzialmente in equilibrio, con un tasso di disoccupazione atteso al 3,1% nel 2026 e al 3,2% nel 2027. (ICE BERNA)
Fonte notizia: awp/ats
