Serbia
ACCORDO DI SWAP VALUTARIO SERBIA-CINA
La Banca Nazionale di Serbia (NBS) e la Banca Popolare Cinese (PBC) hanno siglato il secondo accordo di swap valutario, permettendo lo scambio diretto di dinari serbi e yuan cinesi tra le due banche centrali. L'accordo, della durata di cinque anni, ammonta a cinque miliardi di yuan (circa 630 milioni di euro), superando significativamente il precedente accordo triennale del 2016. Questo tipo di accordi non è una novità, dato che la Cina ne ha stipulati oltre 40 con vari Paesi e con l'Unione Europea, promuovendo l'uso dello yuan a livello internazionale per ridurre la dipendenza da dollaro ed euro nelle transazioni. Come riportato da novaekonomija.rs, questi accordi funzionano consentendo alle banche centrali di scambiare le proprie valute in caso di necessità, con l'obbligo di restituirle successivamente secondo regole predefinite. Non si tratta di prestiti tradizionali, ma piuttosto di una linea di credito reciproca utilizzabile da entrambe le parti. Ad esempio, se la NBS acquisisce yuan dalla Cina in cambio di dinari, può poi distribuirli alle banche locali che operano con aziende serbe aventi rapporti commerciali con la Cina. Tale meccanismo evita la conversione multipla (dinaro-euro-dollaro-yuan), riducendo il rischio di cambio per le imprese che commerciano con la Cina. Tuttavia, a causa del notevole squilibrio commerciale, con la Serbia che importa molto di più dalla Cina rispetto a quanto esporti, questo swap favorisce maggiormente la Cina e le sue imprese. Le aziende cinesi operanti in Serbia, come la miniera di rame a Bor, beneficeranno di costi ridotti. Il deficit commerciale della Serbia con la Cina è il più elevato e si è ulteriormente accentuato dopo la firma dell'accordo di libero scambio lo scorso anno. Secondo l'Ufficio Statistico della Repubblica, nei primi tre mesi di quest'anno, l'export serbo verso la Cina è cresciuto solo dell'1,9%, mentre l'import è aumentato del 13,8%. La governatrice della NBS, Jorgovanka Tabaković, ha sottolineato come l'accordo rafforzi l'amicizia e la cooperazione tra i due Paesi, rappresentando non solo una linea finanziaria aggiuntiva per la stabilità, ma anche una conferma delle crescenti relazioni economiche e commerciali. A differenza dell'Unione Europea, che utilizza il proprio swap con la Cina (di dimensioni molto maggiori, pari a 350 miliardi di yuan e 45 miliardi di euro) principalmente come misura di emergenza, l'accordo serbo-cinese sembra avere un impatto diretto e più marcato sulle transazioni quotidiane, specialmente per le imprese cinesi attive in Serbia. Questo accordo rappresenta un'opportunità per le aziende italiane che operano o intendono operare in Serbia, in quanto potrebbe facilitare le operazioni commerciali con controparti cinesi presenti sul mercato serbo, migliorando l'efficienza delle transazioni e riducendo i rischi di cambio. È un segnale di una maggiore integrazione economica che offre un contesto potenzialmente più stabile per gli investimenti e il commercio nella regione, specialmente per coloro che fanno affari con controparti che utilizzano lo yuan. (ICE BELGRADO)
Fonte notizia: novaekonomija.rs
